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Capita spesso che un paziente mi dica di aver letto qualcosa sui vaccini. Quasi mai lo dice con rabbia. Lo dice piano, come chi si aspetta di essere sgridato. E quasi sempre, dietro quella frase, non c'è una teoria. C'è una domanda che nessuno ha mai ascoltato fino in fondo.

In questi anni abbiamo discusso tantissimo di vaccini e quasi per niente di un'altra cosa: come decidiamo di chi fidarci. Ed è la domanda più grande.

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Ogni estate, puntuale come il caldo e le code in autostrada, arriva la stessa domanda: "Dottore, ma io la crema solare la metto — perché mi sono lo stesso scottato?"

La risposta breve è: perché probabilmente la stai usando male. La risposta lunga è questo articolo.

A Giugno e Luglio il termometro non scherza. E mentre tutti corrono a comprare la crema solare e a controllare l’indice UV, quasi nessuno pensa a un dettaglio molto più banale e molto più rischioso: la scatoletta di pillole nel cassetto del comodino.


Lo dico chiaramente, perché lo vedo ogni estate in studio: il caldo non è solo “fastidio”. Per chi prende farmaci tutti i giorni — e in Italia sono milioni di persone, soprattutto over 65 — è una variabile clinica vera e propria. Non ve lo dice il bugiardino con questa franchezza, quindi ve lo dico io.

Negli ultimi mesi il cortisolo è diventato uno degli argomenti più discussi online. Sui social – e in particolare su TikTok – viene spesso indicato come la causa nascosta di molti disturbi comuni: aumento di peso, stanchezza cronica, difficoltà a dormire, gonfiore. Ma quanto c’è di vero? E soprattutto: ha davvero senso dosare il cortisolo nel sangue in modo “preventivo”? In questo articolo facciamo chiarezza, con un approccio semplice ma basato sulla pratica clinica quotidiana.

Quando si parla di riconoscimento dell’invalidità civile o della disabilità, tra le prime domande che si pone il paziente: “Che documento devo fare? A cosa serve? E devo pagare?” La risposta non è sempre immediata. In questi anni l’iter per ottenere il riconoscimento di invalidità ha subito dei cambiamenti e dall'1 Marzo 2026 è attiva una nuova modalità che snellisce la procedura per il paziente.

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Poche classi di farmaci nella storia della medicina moderna hanno prodotto benefici comparabili a quelli delle statine in termini di riduzione della mortalità e morbilità cardiovascolare. Eppure, paradossalmente, poche classi di farmaci sono state circondate da un livello di sospetto, diffidenza e narrazione negativa altrettanto persistente. Negli ultimi quindici anni, l’idea che “le statine facciano male” si è progressivamente radicata nell’immaginario collettivo. Un lavoro pubblicato nel febbraio 2026 dal Lancet  rappresenta il tentativo più ambizioso e metodologicamente solido mai realizzato per rispondere a una domanda cruciale: quali degli effetti avversi attribuiti alle statine sono realmente causati dalle statine?

C’è qualcosa di profondamente moderno nel parlare di salute come se fosse un prodotto di consumo. Seduti sul divano, scrolliamo video su Instagram e TikTok: testimonianze di perdita di peso “miracolosa”, consigli su come ottenere prescrizioni, microdosi miracolose per “longevità”. In mezzo a questa frenesia digitale, spuntano nomi commerciali di farmaci ormai entrati nel linguaggio comune e con esse una promessa forte e semplice: perdere peso in modo efficace, con meno fatica.  

Dietro a questi nomi, però, non c’è un elisir: ci sono molecole, studi clinici, effetti collaterali, criteri medici di prescrizione e soprattutto un fenomeno sociale complesso che merita più di un semplice “trend”. Dalle iniezioni ai social: come i farmaci per il diabete sono diventati una moda.