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Caldo estremo e farmaci: le combinazioni che in estate possono tradirti

A Giugno e Luglio il termometro non scherza. E mentre tutti corrono a comprare la crema solare e a controllare l’indice UV, quasi nessuno pensa a un dettaglio molto più banale e molto più rischioso: la scatoletta di pillole nel cassetto del comodino.


Lo dico chiaramente, perché lo vedo ogni estate in studio: il caldo non è solo “fastidio”. Per chi prende farmaci tutti i giorni — e in Italia sono milioni di persone, soprattutto over 65 — è una variabile clinica vera e propria. Non ve lo dice il bugiardino con questa franchezza, quindi ve lo dico io.

Perché il caldo cambia le regole del gioco


Il corpo umano regola la temperatura soprattutto in due modi: sudando e dilatando i vasi sanguigni della pelle. Sembra ovvio, ma è qui che casca l’asino: moltissimi farmaci interferiscono esattamente con questi due meccanismi. Il risultato? Con 38 gradi all’ombra, un farmaco che a marzo si comportava in modo perfettamente prevedibile a luglio può diventare un’incognita.


Aggiungete la disidratazione — che con il caldo arriva più in fretta di quanto pensiate, specialmente negli anziani che hanno anche meno sete — e avete la combinazione perfetta per un problema che in ambulatorio chiamiamo, senza troppi giri di parole, “scompenso da caldo”.


Non è allarmismo. È fisiologia. E la fisiologia, a differenza delle fake news, non fa sconti a nessuno.

I farmaci da tenere d’occhio (non da buttare nel water)

Prima di proseguire, una premessa che vale più di tutto il resto dell’articolo: nessuno di questi farmaci va sospeso di propria iniziativa. Mai.

Smettere da soli un farmaco per la pressione o per il cuore è spesso più pericoloso del caldo stesso. Quello che serve è consapevolezza, non fai-da-te.

I diuretici. Fanno esattamente quello che dice il nome: fanno perdere liquidi. In condizioni normali è l’effetto voluto. Con 35 gradi e poca acqua bevuta, l’effetto si somma alla disidratazione naturale e il rischio di crollo di pressione, vertigini, cadute — soprattutto negli anziani — sale parecchio.

Farmaci per la pressione (ACE-inibitori, sartani) e beta-bloccanti. I primi possono affaticare il rene se il corpo è già disidratato. I secondi, oltre a tenere bassa la frequenza cardiaca, riducono anche la capacità della pelle di dilatare i vasi per disperdere calore. In pratica: meno “aria condizionata corporea” proprio quando ne servirebbe di più.

Farmaci per il diabete. La metformina, presa da una fetta enorme di pazienti con diabete tipo 2, può accumularsi in modo pericoloso se i reni vanno in difficoltà per la disidratazione. E le “nuove” pillole per il diabete che fanno eliminare zucchero con le urine (le gliflozine) fanno perdere, insieme allo zucchero, anche liquidi: un combo che in estate va gestito con più attenzione, soprattutto durante febbre, vomito o diarrea.

Psicofarmaci — antidepressivi, ansiolitici, alcuni farmaci per il sonno. Diversi di questi riducono la sudorazione o alterano la percezione della sete. Chi li assume spesso non si accorge di disidratarsi finché non è già in difficoltà.

Farmaci che vi fanno scottare più del solito. Alcuni antibiotici (le tetracicline, per dire), alcuni farmaci per il cuore, certi antinfiammatori: rendono la pelle più sensibile al sole. Il risultato non è solo l’eritema imbarazzante da raccontare agli amici: è un danno cutaneo reale, a volte severo.

Cosa fare davvero (senza diventare paranoici)

  • Bevete acqua prima di avere sete, non dopo. La sete, con l’età, è un segnale che arriva sempre più in ritardo.
  • Se prendete diuretici o farmaci per la pressione, evitate le ore più calde per le attività fisiche e tenete d’occhio capogiri o stanchezza inusuale.
  • Se avete febbre, vomito o diarrea e siete in terapia con metformina o gliflozine, contattate il vostro medico: in questi casi le regole cambiano temporaneamente.
  • Se notate scottature anomale o reazioni cutanee insolite, non pensate “sarà il sole forte”, controllate se siete in terapia con farmaci fotosensibilizzanti.
  • E soprattutto: non aspettate agosto per parlarne con il vostro medico. Una rivalutazione della terapia prima dell’ondata di calore vale dieci consigli letti su internet a Ferragosto

La verità scomoda

Il caldo non perdona la disattenzione. Ma non è nemmeno un nemico imbattibile: con un minimo di consapevolezza e un controllo in più con il proprio medico di base, la stragrande maggioranza dei problemi si previene, non si cura dopo.

Se siete in terapia cronica e l’estate vi preoccupa, parlatene con il vostro medico prima che il termometro decida per voi.