Il rischio di cui nessuno ti parla

Capita spesso che un paziente mi dica di aver letto qualcosa sui vaccini. Quasi mai lo dice con rabbia. Lo dice piano, come chi si aspetta di essere sgridato. E quasi sempre, dietro quella frase, non c’è una teoria. C’è una domanda che nessuno ha mai ascoltato fino in fondo.

In questi anni abbiamo discusso tantissimo di vaccini e quasi per niente di un’altra cosa: come decidiamo di chi fidarci. Ed è la domanda più grande.

Perché di certi vaccini non senti mai parlare male

I vaccini in uso sono decine: tetano, difterite, polio, morbillo, epatite B, influenza. Tutti hanno effetti collaterali documentati. Eppure di quasi nessuno hai mai letto una notizia.

Facciamo un conto. Immagina un effetto grave che capita una volta ogni milione di dosi. Se in un anno si fanno duecentomila vaccinazioni in tutta Italia, quell’effetto compare una volta ogni cinque anni: nessuno se ne accorge.

Se invece in un anno si fanno cento milioni di dosi, lo stesso identico effetto capita cento volte. Cento persone vere, con un nome. E ogni volta è una notizia.

Il rischio non è cambiato. È cambiato quanti eravamo.

Qui è nato l’equivoco. Per la prima volta abbiamo visto ogni giorno in prima pagina cose che in medicina sono rare ma normali, e in molti hanno pensato che stesse succedendo qualcosa di strano. Non stava succedendo niente di strano: un fenomeno normale veniva raccontato un caso alla volta.

Non do la colpa ai giornalisti. Nessuno ha mentito, ogni singolo caso era vero. Ma tante verità messe una dopo l’altra possono dare un’impressione sbagliata dell’insieme. Ed è un problema senza rimedio, perché non c’è niente da smentire.

I numeri, detti tutti

La reazione allergica grave è l’effetto più temuto. Uno studio americano su oltre 25 milioni di dosi ne ha trovati 33 casi: circa 1 ogni milione di dosi, un solo ricovero, nessun morto. Le miocarditi di cui si è tanto parlato: circa 11 segnalazioni per milione, quasi sempre guarite senza conseguenze. Le trombosi rare con calo delle piastrine: circa 1 per milione.

Sono numeri veri e non li sminuisco: dietro ognuno c’è una persona che ha avuto un danno reale.

Ma la domanda giusta non è “il rischio esiste?”. Esiste sempre, per qualsiasi cosa. La domanda è: il vantaggio è più grande del rischio?

Un esempio. L’ibuprofene, che compri senza ricetta e hai nel cassetto. Uno studio su 639 ricerche e oltre 300.000 pazienti ha mostrato che chi lo usa a lungo e a dosi alte ha un rischio di emorragia allo stomaco da 2 a 4 volte maggiore. Nei pazienti fragili che lo prendono ogni giorno, la probabilità di finire in ospedale per una complicanza grave è tra l’1 e il 2% all’anno.

Uno o due su cento. Ogni anno. E quel rischio lo accettiamo senza aprire il foglietto, in cambio di due ore senza mal di schiena. Il rischio lo sappiamo già valutare. Solo che non usiamo sempre lo stesso metro.

Un’ultima cosa: sappiamo che sono 33 casi su 25 milioni perché qualcuno li ha contati uno per uno. Conoscere gli effetti collaterali di un vaccino non vuol dire che sia pericoloso, vuol dire che è tra le cose più controllate al mondo. Dell’integratore comprato su internet non sai niente — non perché sia sicuro, ma perché nessuno lo controlla (e non importa che sia fatto con componenti “naturali”.

Il caso dell’autismo

Nel 1998 uscì uno studio che ipotizzava un legame tra il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia e l’autismo. Era fatto su dodici bambini. Nel 2010 è stato ritirato dalla rivista, e chi l’aveva scritto è stato radiato dall’ordine dei medici inglesi.

Poi la cosa è stata studiata sul serio: in Danimarca hanno seguito 657.461 bambini, guardando anche i più a rischio, come i fratelli di bambini autistici. Nessun legame.

Eppure la paura è rimasta. E questo ci dice una cosa importante: non era fatta di informazioni, quindi le informazioni non potevano cancellarla.

C’è una coincidenza che spiega tutto. I primi segni dell’autismo si notano intorno ai 12-18 mesi. Il vaccino si fa nello stesso periodo. Per un genitore che sta vivendo la cosa più dolorosa della sua vita, quella coincidenza non è un errore di ragionamento: è l’unica spiegazione che ha, quando nessuno sa dargliene una vera.

Una paura senza faccia

C’è una differenza tra paura e angoscia. La paura ha un bersaglio. L’angoscia no: è un’inquietudine senza forma, e per questo è insopportabile — non sai contro cosa difenderti.

Allora la mente fa la cosa più naturale del mondo: le dà una faccia.

La pandemia ha creato angoscia come poche cose: un pericolo invisibile, senza scadenza, l’incertezza su tutto. Poi è arrivato un oggetto piccolo e concreto, che entra nel corpo e non si può controllare.

Lo psichiatra e psicoanalista Carl Gustav Jung diceva (in maniera estremamente semplificata) che quello che non riusciamo a guardare dentro di noi finiamo per vederlo fuori, in un nemico. Perché un nemico ha almeno un vantaggio: ha una forma.

Questo spiega una cosa che i numeri non dicono: perché la diffidenza verso un vaccino si sia allargata a tutti, compresi quelli che esistono da cent’anni e non c’entrano niente. Un ragionamento distingue. Una paura prende tutto in blocco.

E non è una colpa. È capitato a tutti, anche a chi si è vaccinato senza pensarci e ha scaricato sull’altra metà del paese l’ansia che aveva addosso.

Il posto vuoto

C’è stato un tempo in cui il medico era quasi un sacerdote. Non perché curasse meglio — curava molto meno — ma perché rappresentava una figura antichissima: quella di chi guarisce.

Su chi occupa quel posto si scarica un’aspettativa che nessuno può reggere. E quando l’aspettativa viene delusa, quella fiducia non svanisce piano: si rovescia. Il santo diventa il colpevole.

Oggi il medico è tra le figure più esposte in assoluto: ogni suo errore ha un nome, una cartella clinica, un processo, un ordine che può cacciarlo via. Ma il posto del “guaritore” non sparisce perché il medico è caduto. Resta vuoto. E qualcuno ci si siede.

Chi parla di salute sui social occupa quel posto senza pagare niente. Nessun ordine che possa radiarlo, nessuna cartella clinica, nessuna responsabilità legale, nessun giudice. Se sbaglia, cancella il post.

Ed ecco la cosa che faccio più fatica ad accettare. Quando sbaglia un medico, il danno ha un nome e finisce sui giornali. Quando sbaglia chi fa controinformazione, il danno c’è lo stesso — ma non lo conta nessuno. Non esiste un registro delle persone che hanno rimandato una diagnosi o sospeso una cura per qualcosa che avevano letto.

Non mi lamento: la responsabilità del medico è giusta, è il prezzo del mestiere. Dico una cosa più scomoda: chi risponde di quello che dice sembra meno affidabile di chi non risponde di niente. Non perché sbagli di più. Perché i suoi errori sono gli unici che qualcuno conta.

Perché diamo retta a chi non ha studiato

Ho quattro idee, nessuna definitiva.

Chi è sicuro vince su chi ha dubbi. La scienza onesta dice “probabile”, “nella maggior parte dei casi”. Chi la contesta dice “è così”. Risultato paradossale: più uno è preciso e onesto, meno sembra affidabile.

Sembra che si possa controllare tutto. Chiunque può leggere uno studio, ma leggerlo non è capirlo. Poter aprire il testo ha creato l’illusione di essere esperti — una sensazione più bella di quella vera, perché arriva subito e non costa fatica.

Non ci fidiamo più delle istituzioni, ma delle persone. Una faccia che ti parla ogni giorno sembra più affidabile di un ente che pubblica un documento. Chi sta sui social ha un vantaggio enorme: c’è.

Il guru ti dà un gruppo, il medico solo un’informazione. Chi si informa fuori dai canali ufficiali riceve una comunità e la sensazione di aver capito qualcosa che gli altri non hanno capito. Io ho dieci minuti e un dato. Non è una gara alla pari.

Cosa ti chiedo, e cosa no

Non ti sto chiedendo di andare a vaccinarti domani. Ti chiedo una cosa più scomoda: guarda da dove viene la tua sicurezza. Non cosa pensi — da dove ti è arrivato.

Chi te l’ha detto. Se quella persona risponde davanti a qualcuno di quello che dice. Se l’hai mai sentita dire “non lo so” o “mi ero sbagliato”. Se quelle informazioni le hai cercate tu, o ti sono arrivate perché un programma ha calcolato che ti sarebbero piaciute.

E vale per tutti, senza sconti. Se ti sei vaccinato senza farti nemmeno una domanda, non hai ragionato meglio di chi ha rifiutato senza farsene: avete delegato tutti e due. Uno allo Stato, l’altro a uno sconosciuto su internet. Il risultato può essere molto diverso. Il metodo è lo stesso.

Le opinioni diverse ci saranno sempre, ed è giusto così: una medicina in cui nessuno discute sarebbe una religione.

Il problema non è che esistano voci diverse. È che abbiamo smesso di chiederci quanto costa, a ciascuna voce, dire quello che dice.

Su questo, forse, possiamo essere ancora d’accordo tutti.


Questo articolo serve a informare, non a sostituire il tuo medico. Non contiene indicazioni di diagnosi o di cura personali. Per qualsiasi decisione sulla tua salute, parlane con il tuo medico di famiglia.

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